Notre Dame du Haut a Ronchamp un viaggio nel brutalismo di Le Corbusier Stampa
Scritto da Francesca Motta   
Martedì 31 Marzo 2009 00:00

Active ImageViaggiando dalle parti di Belfort, in Francia, vi consigliamo di fermarvi a Ronchamp, per visitare la cappella dedicata a Maria di Le Corbusier, Notre Dame du Haut. Quello che stupisce al primo impatto è la scelta del posto, dove è stata edificata la chiesa, una collina che sovrasta la cittadella di Ronchamp, dove il tempo sembra davvero essersi fermato, interrotto da una costruzione moderna, invasiva, grandiosa, nel materiale, cemento puro, e nel colore,  bianco totale interrotto solo da feritoie irregolari, decorate con vetri colorati con scritte dedicate alla vergine Maria.

( Foto M. Rendina)

La cappella è davvero una costruzione singolare, le forme dell’edificio sono abbastanza bizzarre, strane e prive di ogni giustificazione. L’architetto, giustifica queste forme dicendo che essa deriva, da una personale considerazione del rapporto tra edificio e natura circostante; e considerando l’edificio una architettura totalmente libera, che si basa sul solo rito della messa. Iniziata nel 1950, la chiesa fu consacrata il 20 giugno 1955. L’elemento principale della cappella è costituito dall’ampia copertura, che è sorretta da una serie di puntelli in cemento armato che hanno la funzione di irrobustire il muro perimetrale. Per aumentare il senso di leggerezza dell'insieme la copertura non appoggia direttamente sulle pareti ma su corti pilastrini affogati nella muratura delle medesime. In questo modo, osservando il soffitto dall'interno, si percepisce una lama di luce che penetra tra i muri e la vela in calcestruzzo, come se essa potesse quasi volar via da un momento all'altro. La luce entra inoltre da decine di aperture delle più varie forme. Feritoie, finestre, vetrate e frangisole che determinano suggestivi effetti di luce valorizzati dal contrasto tra il bianco dell'intonaco ed il grigio sporco del cemento. L’edificio sembra danzare sopra la collina, non c’è staticità ma movimento puro, energia. I muri s’incurvano, quasi si accartocciano su loro stessi, e in questo loro movimento creano gli spazzi per le cappelle laterali e per i campanili. All’interno il piano del pavimento è lievemente inclinato, secondo la pendenza del terreno, questa inclinazione ha uno scopo psicologico; quello di invitare verso l’altare il fedele. La luce è il primo materiale di progettazione poi muratura e calcestruzzo,non sono presenti materiali costosi ed inoltre il tutto è lasciato a nudo. Altro elemento d’interesse è costituito dal fatto che in realtà a Ronchamp le chiese sono due, una contrapposta all’altra: la piccola cappella interna e l’altare esterno con il suo grande spazio verde circostante, che si riuniscono nello stesso edificio. L’edificio presenta una serie di aperture che illuminano con particolari effetti tutta la zona interna (bucature nella pareti e una striscia nell’innesto tra solaio e parete) il tutto ci da una sensazione di forte spessore materico come se la chiesa fosse un luogo che protegge. Il fronte esterno appare chiuso ma l’ombra che fa un salto ci fa capire che c’è un’apertura in quanto è presente un muro arretrato ed è proprio in questa rientranza che si trova l’ingresso della chiesa.
L’indiscusso successo della cappella di Ronchamp, che ha rivoluzionato l’architettura religiosa negli anni Cinquanta, ha portato alla nascita di decine e decine di sue imitazioni. La struttura si rifà al brutalismo, come stile architettonico, termine usato per la prima volta nel 1954 in Inghilterra. Questo definiva non più dei volumi plastici ma brutali, rudi, con cemento a vista, dove tutto si unisce e si modella in un vigore architettonico armonioso.
La chiesa è stata concepita per essere utilizzata anche all'esterno, dove, sotto l'ampio tetto, si trovano un altare e un pulpito, e quindi si possono celebrare le messe anche all’aperto proprio davanti al monumento dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale. Anche le tre campane, sono state collocate in giardino, rette da una struttura di acciaio. Non sono inserite in nessun modo nell’edificio, questo per lasciargli la leggerezza e la sinuosità. L’edificio bianco, contrasta con il cielo azzurro e salendo verso la collina, ci si accorge di essere spettatori di qualche cosa di veramente geniale, la leggerezza del cemento, la stranezza delle forme che lasciano senza fiato i visitatori.