La realtà virtuale ci può portare fino all’aldilà Stampa
Scritto da Chiara Marcon   
Lunedì 10 Febbraio 2020 14:55

IMG 1095Il documentario “I met you”, sta facendo tanto discutere in questi giorni, perché si dovrà analizzare l’uso della tecnologia, che nonostante la si dica al servizio dell’uomo, si è spinta un po’ oltre i confini immaginati,  aprendo dibattiti  sul piano etico e filosofico, ma anche di limite di conoscenza e applicazione scientifica. La storia è quella di una bambina di sette anni coreana, Nayeon, scomparsa dopo aver lottato contro un brutto male, e sua madre Jang, che non accetta la morte della figlia, e per tre anni ha fatto di tutto pur di rivederla un’ultima volta. 

Ma come ha fatto a passare una giornata intera con una bambina morta tre anni prima? grazie ad un visore VR e all’interno di un ambiente digitale creato per il documentario, dall’emittente sudcoreana Munhwa Broadcastig, la donna ha passato un giorno in più negato dalla vita con la figlia. 

La piccola, si è materializzata davanti alla madre, che l’ha vista ancora correre, ridere, festeggiare il compleanno, l’ha vista viva, e forse le serviva per superare  il dolore della non accettazione della fine della vita. Tutte le emozioni pero vengono vissute uno scenario irreale, un finto paradiso, dove i pixel giocano al nostro posto. 

La fine del documentario però non risparmia la madre di nuovo, che  rivive il lutto, quando la bambina le consegna tra le lacrime un fiore bianco, a fine giornata,  si addormenta fino a liberare farfalle bianche dalla sua anima. A poco a poco, Nayeon,  o melgio la sua immagina, scompare  e la donna non può fare a meno,  per l’ennesima volta, di vedere,  che la sua bambina sia un posto lontano, indefinito, dal quale non potrà mai più tornare per finire la sua vita terrena. 

La tecnologia ci può davvero consolare di una perdita cosi grave? possiamo essere felici in un angolo virtuale di paradiso, dal quale però tornare dopo poche ore?

Su larga scala che uso se ne potrà fare di questa tecnologia? gli effetti si conosceranno quando i fruitori a larga scala avranno iniziato a dar lavoro a statisti, psicologi e studi medici.

L’uomo non si arrende a quello che non può sconfiggere o sopportare, la morte, che rappresenta ancora un limite in tanti settori della nostra conoscenza. Siamo qui per quanto? chi lo decide? dove si va dopo la morte? sono tutti interrogativi che ancora oggi sono privi di riposta. 

La ricerca dell’immortalità , elisir di lunga vita,  cloni,  continueranno fino a che magari certi della certezza della fine della vita, ci addormenteremo come Nayeon, sotto il fluttuare leggiadro di tante farfalle nell’aria, senza aspettarci di tornare in vita quando ce lo chiede qualcuno che non è capace di lasciarci andare.