SPAZIO, L’ASTROFISICO MARCO TAVANI GUIDA L’INAF Stampa
Scritto da Caterina Rimani   
Lunedì 19 Ottobre 2020 00:00

L'astrofisico Marco Tavani è il nuovo presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Tavani è stato designato dal Ministro dell’Università e Ricerca Gaetano Manfredi con Decreto del 9 ottobre 2020, a meno di un mese dalla prematura e improvvisa scomparsa del professor Nichi D’Amico, venuto a mancare lo scorso 14 settembre.  Il neopresidente dell'Inaf, già membro del CdA dell'istituto e PI di uno dei più importanti progetti spaziali nazionali, il satellite dell'Agenzia spaziale italiana, Agile, ha salutato con la seguente dichiarazione il suo nuovo incarico: «L’Inaf è un’entità scientifica di primissimo piano. Se è così visibile e apprezzato nel panorama scientifico europeo e internazionale è perché i suoi astronomi sono sempre sulla cresta dell’onda. L’Inaf attuale è coinvolto in moltissimi settori dell’astronomia e dell’astrofisica da terra e dallo spazio, dalle onde radio ai raggi gamma di alta energia, passando ovviamente attraverso telescopi ottici sempre più all’avanguardia per i quali l’Italia dà contributi fondamentali. Si tratta quindi di consolidare ancor di più il cammino spesso complicato dei grandi progetti internazionali, di rafforzare le nostre strutture osservative e svilupparne di nuove, di sostenere maggiormente la ricerca di base e di favorire al massimo l’inserimento dei nostri giovani e le progressioni interne. Le grandi sfide del futuro in astronomia e astrofisica si vinceranno con coesione, collaborazione e spirito di gruppo. I cieli non sono più abissalmente lontani dalle esigenze dell’uomo e l’astrofisica moderna è sempre più inserita nella società. Le tecnologie impiegate, dai rivelatori di onde radio agli strumenti in satelliti spaziali permeano ormai la vita di noi tutti. Aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’astrofisica nella nostra società è quindi di enorme importanza. Porterà non solo consensi e maggiore supporto per la scienza italiana, ma fornirà soprattutto gli strumenti per i nostri premi Nobel di domani».