ECONOMIA CIRCOLARE: 88 MILIARDI DI FATTURATO, 1,5% DEL PIL Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 04 Gennaio 2019 00:00

L’economia circolare in Italia vale oggi 88 miliardi di fatturato, 22 miliardi di valore aggiunto, ovvero l’1,5% del valore aggiunto nazionale. Numeri che sostanzialmente equivalgono a quelli di tutto il settore energetico nazionale o di un settore industriale storico come quello dell’industria tessile, non molto distante dal valore aggiunto dell’agricoltura. Un settore che impiega oltre 575mila lavoratori, mostrandosi ogni anno sempre più competitivo per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati. E’ questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca: “L’Economia Circolare in Italia - la filiera del riciclo asse portante di un’economia senza rifiuti”, presentata il 29 novembre a Roma e curata dall’esperto ambientale Duccio Bianchi di Ambiente Italia, a seguito dei lavori svolti dal Gruppo Riciclo e Recupero del Kyoto Club, organizzazione non profit nata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto. Il rapporto conferma e sviluppa ulteriormente le evidenze formulate nel position paper di Confindustria pubblicato il mese scorso, ovvero che l'industria italiana registra, ormai da anni, performance eccellenti nell'uso efficiente delle risorse nelle sue varie declinazioni, sulla base dell'assunto che il concetto di economia circolare non può e non deve esaurirsi nella sola operazione di riciclo. – ha ricordato a seguire Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali di Confindustria - In questo senso, riteniamo che occasioni come la presentazione di questo studio possono rappresentare un ulteriore momento di confronto per evidenziare come sia opportuno porre in essere il giusto contesto normativo, tecnologico-impiantistico ed economico per "chiudere il cerchio", affinché i nuovi obiettivi definiti a livello europeo e che l'Italia si dovrà traguardare siano uno stimolo a migliorare ulteriormente tali performance, confermando l'auspicio contenuto nel rapporto, ovvero che lo sviluppo dell'economia circolare comporta necessariamente una grande trasformazione industriale”. La gestione del ciclo di vita dei prodotti e del ciclo di vita dei rifiuti, spiega la ricerca, sono nel cuore dell’economia circolare, tanto che essa non riguarda solo ciò che succede dopo la produzione e il consumo di un bene ma parte dalla progettazione a monte di un sistema più efficiente riguardo all'uso di risorse. Prevede innanzitutto che vengano utilizzate in modo massiccio le fonti e le risorse rinnovabili, elemento centrale della sostenibilità, e che chi produce e chi consuma diventi responsabile del ciclo di vita del prodotto. Comprende una forte capacità di innovazione e un design di prodotto fatto per durare, per essere disassemblato, per essere differenziato e riciclato o riutilizzato nella sua interezza o in singole parti. Significative le conclusioni del Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l’Onorevole Salvatore Micillo: "Riduzione, riuso, recupero e riciclo dei rifiuti sono gli obiettivi che perseguiamo e promuoviamo in un’ottica di economia circolare. Nel contratto di Governo sono previste fiscalità premianti per la raccolta differenziata e il recupero di materia, senza dimenticare l’estensione della raccolta domiciliare con tariffa puntuale e i centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati. In Italia abbiamo grandi eccellenze nello smaltimento dei rifiuti, ma anche zone di grande arretratezza: vogliamo fare il salto di qualità, rimuovendo tutti gli ostacoli che hanno impedito all’economia circolare di penetrare in misura omogenea in tutto il territorio nazionale, verso una Italia più sostenibile, più equa e più innovativa".