LA BANCA D’ITALIA TAGLIA LA CRESCITA: NEL 2019 DALL’1% ALLO 0,6% Stampa
Scritto da Alessandro Belli   
Lunedì 04 Marzo 2019 00:00

Secondo il primo bollettino economico della Banca d’Italia del 2019 diffuso il 18 gennaio la proiezione centrale della crescita del Pil è pari allo 0,6 per cento quest’anno, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza. “Alla revisione – si legge nel Bollettino - concorrono: dati più sfavorevoli sull’attività economica osservati nell’ultima parte del 2018, che hanno ridotto la crescita già acquisita per la media di quest’anno di 0,2 punti; il ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese che risulta dagli ultimi sondaggi; le prospettive di rallentamento del commercio mondiale”. Gli esperti di via Nazionale rivelano che sono “invece moderatamente positivi gli effetti sulla crescita dell’accordo raggiunto dal Governo con la Commissione europea: l’impatto favorevole della diminuzione dei tassi di interesse a lungo termine compensa ampiamente quello degli interventi correttivi apportati alla manovra”. Le proiezioni centrali della crescita nel 2020 e nel 2021 sono dello 0,9 e dell’1 per cento, sottolinea ancora la Banca d’Italia, la quale prevede inoltre che “l'inflazione aumenterebbe gradualmente, dall’1 per cento quest’anno all’1,5 nella media del biennio successivo, a seguito dell’incremento delle retribuzioni private e del graduale allineamento delle aspettative di inflazione”. “In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l’attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto. All’indebolimento dei mesi estivi ha contribuito la riduzione della domanda interna, in particolare degli investimenti e, in misura minore, della spesa delle famiglie” è l’analisi contenuta nel Bollettino, che mette in luce gli sviluppi favorevoli sul mercato dei titoli di Stato: “I premi per il rischio sui titoli sovrani sono scesi, per effetto dell’accordo tra il Governo italiano e la Commissione europea sui programmi di bilancio; il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e di quelli tedeschi a metà gennaio era di circa 260 punti base, 65 in meno rispetto ai massimi di novembre” ma “le condizioni complessive dei mercati finanziari restano tuttavia più tese di quelle osservate prima dell’estate”.