ECONOMIA SOTTO PRESSIONE Stampa
Scritto da Caterina Rimani   
Lunedì 16 Marzo 2020 08:29

Il carattere umanitario dell’epidemia da Covid-19 resta di gran lunga l’aspetto più urgente da trattare, ma purtroppo non l’unico: gli imprenditori hanno da subito manifestato forte preoccupazione per la diffusione dell’epidemia in Cina e in modo molto più marcato dopo la scoperta di focolai in Italia.
Confindustria ha avviato un’indagine tramite un questionario online per ascoltare le imprese italiane, associate e non, che è stato diffuso prima delle ultime misure di contenimento del virus emanate nella giornata di ieri, domenica 8 marzo.
L’elevato grado di preoccupazione ha fatto sì che la partecipazione all’indagine sia stata molto elevata: ad oggi hanno risposto oltre 5.500 imprese (l’analisi qui riportata si basa su più di 4.000 risposte, che si riducono a 3.171 dopo la pulizia dei dati). Il clima emergenziale ha anche influito sulla composizione del campione che, per sua natura, non può considerarsi statisticamente rappresentativo della popolazione di imprese italiane ma altamente indicativo di come venga percepita l’emergenza stessa su scala territoriale e settoriale.
Primo risultato dell’indagine è la conferma che la diffusione del Covid-19 in Italia abbia relegato del tutto in secondo piano le già di per sé molto gravi problematiche legate all’epidemia in Cina.
Più in particolare, dall’analisi dei risultati emerge che il 65% dei rispondenti ha registrato impatti sulla propria attività a causa della diffusione del Covid-19 in Italia. La percezione è stata più alta della media in Lombardia e Veneto, dove si è attestata intorno al 70%.
L’impatto è risultato pervasivo per le attività di alloggio e ristorazione, dove il 99% dei rispondenti ha segnalato di aver subito effetti negativi, nonché per tutte le attività legate ai servizi di trasporto. Per la manifattura, il 60% delle imprese intervistate ravvisa degli effetti negativi, con problemi più evidenti per il settore dell’abbigliamento e della lavorazione dei pellami, della chimica e dell’elettronica.
La diffusione del Covid-19 in Italia ad oggi sta causando soprattutto danni relativi al fatturato delle aziende, come indicato dal 27% dei rispondenti; più esiguo (6%) il numero dei rispondenti che hanno subito solo effetti legati al danno degli input produttivi, anche se va detto che quasi il 20% dei rispondenti ha sperimentato problemi di entrambi i tipi.
Quanto all’entità del danno relativa al fatturato, oltre al 35% delle imprese che hanno partecipato all’indagine non hanno subito danni, ce ne sono circa il 25% che ritiene di avere subito impatti trascurabili o gestibili attraverso piccoli aggiustamenti del piano aziendale. Il 17% delle imprese ravvede invece che i danni siano stati significativi perché implicheranno la riorganizzazione del piano aziendale. C’è circa un 10% delle imprese che già teme di non poter raggiungere gli obiettivi per l’anno in corso se non addirittura di dover ricorrere a ridimensionamenti della struttura aziendale. Data l’elevata incertezza molte imprese non si sentono ancora di poter rispondere.
Il 5% dei rispondenti dichiara di aver dovuto già ricorrere all’uso della cassa integrazione ordinaria a seguito della diffusione del Covid-19.
Dall’indagine condotta è emerso anche che il 24% dei rispondenti ha subito danni per mancata partecipazione/cancellazione di fiere ed eventi promozionali. 
Le indicazioni fornite dal Capo del Dipartimento della Protezione civile nel comunicato del Ministro dell’Interno Lamorgese chiariscono ogni dubbio normativo: tutte le merci possono circolare liberamente in entrata, uscita e transito nell’intera Lombardia e nelle altre Province di Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Marche interessate dalle misure contenute nell’ultimo DPCM”. Così Thomas Baumgartner, Presidente di ANITA, che con il suo staff ha seguito attentamente la questione ed è stato dallo scorso sabato sera in continuo contatto con il Ministero dei Trasporti per sciogliere ogni dubbio in fase di definizione del Decreto.
ANITA è l’Associazione di Confindustria che dal 1944 rappresenta le imprese di autotrasporto merci e logistica che operano in Italia e in Europa. È una delle organizzazioni costituenti la Federtrasporto che raggruppa le associazioni di operatori e gestori di infrastrutture del settore trasporti e logistica di Confindustria.
"Siamo soddisfatti in quanto tali comunicazioni chiariscono che le merci possono circolare liberamente non essendo portatrici del Coronavirus. Ovviamente anche gli autisti, per le comprovate ragioni lavorative, non possono né devono subire restrizioni nella guida dei mezzi, mentre in fase di scarico/carico delle merci devono adottare tutte le precauzioni che sono impartite alle persone fisiche", aggiunge Baumgartner.
Sul versante dei trasporti internazionali si sta profilando una situazione difficile con pesanti ricadute sul settore dell'export, che rischia la paralisi.
Al Brennero, il Governo austriaco ha deciso di effettuare controlli a campione sugli autisti e si prevedono possibili lunghe attese a incolonnamenti al confine, in uscita dall'Italia.
Per l’associazione “sarebbe utile che, almeno in questa situazione di emergenza, il Tirolo rinunciasse a tutte le misure contro il traffico di transito per permettere ai vettori italiani di portare le merci destinate al mercato del Nord Europa, senza ulteriori impedimenti”.
"Il trasporto combinato non accompagnato, unica modalità di trasporto dove l'uomo non segue il carico, è la più adatta per impedire qualsiasi possibilità di contagio, ma da sola - chiude Baumgartner – non ce la può fare per garantire la capacità trasportistica richiesta". 
Il decreto adottato ieri sera dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, che impone la sospensione di alcune attività economiche, non menziona in alcun modo gli alberghi e le strutture ricettive.
Federalberghi, alla luce delle fake news circolate in queste ore, ha ritenuto opportuno chiarire che non è previsto alcun obbligo di sospensione dell’attività ricettiva.
“Negli ultimi giorni - spiegano -, moltissimi alberghi, preso atto della totale mancanza di clienti, italiani e stranieri, hanno deciso di chiudere i battenti, in attesa di tempi migliori. Non mancano tuttavia le strutture, su tutto il territorio nazionale, che continuano ad erogare il servizio, lavorando in perdita, con spirito di responsabilità, per fornire il necessario supporto alle persone che ne hanno bisogno”.
Federalberghi evidenzia anche come, a titolo meramente esemplificativo, in queste ore gli alberghi italiani stiano accogliendo squadre di tecnici ed operai impegnati in cantieri e nella fornitura di servizi di assistenza tecnica, persone che viaggiano per motivi di salute, connessi all’esigenza di curare se stessi o di accudire i familiari ricoverati in ospedale, equipaggi degli aerei, dei treni e dei pullman che alla sera concludono il turno in una località diversa da quella di residenza, persone che per motivi di servizio sono abitualmente alloggiate presso i residence, turisti che avevano iniziato il proprio viaggio in Italia la settimana scorsa e sono in attesa di far rientro a casa e tanti altri.