INFODEMIA DA COVID: FAKE NEWS, PROPAGANDA E STAMPA Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 01 Maggio 2020 00:00

Fake news, censura, propaganda, complottismo, errori. Nell’emergenza coronavirus, e in quella che è stata ribattezzata ‘infodemia’, ovvero la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili, la stampa mostra i propri limiti, soprattutto in un settore come quello scientifico che richiede una specializzazione che in molti non possono avere. Tra bufale vere e proprie (complottismi, catene incontrollate su Whatsapp) anticipazioni smentite o meno (le varie bozze dei decreti pubblicate in anticipo e con tutte le conseguenze del caso) e semplificazioni eccessive (vedi i titoli dei giorni scorso sul “virus che rimane nell’aria”, che è fuorviante aldilà delle indagini ancora in corso da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità), e un bombardamento di dati nazionali, regionali, locali, di previsioni su picchi di contagi e picchi di ricoveri, è arrivata la proposta del sottosegretario all’Editoria Andrea Martella di istituire una task force (ufficialmente ‘unità per il monitoraggio’) contro le fake news sul coronavirus: “Non si tratta di discutere le opinioni che sono sacre - ha spiegato – ma di tutelare i cittadini ed evitare che le fake news possano creare scompiglio”. Nella task force anche esperti scientifici, giornalisti stimati come Riccardo Luna e debunker di fama internazionale come David Puente. Una proposta che punta ad affiancare le iniziative già prese dal governo insieme a Twitter e Facebook, mirate appunto a indirizzare sui canali informativi ufficiali le ricerche social degli utenti (tentativo che sta funzionando, e lo dimostra il fatto che le bufale ora si sono trasferite su Whatsapp), ma che non è piaciuta a tutte le forze politiche: la destra, ad esempio, a partire dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, ha già parlato di rischio censura, citando anche il ministero della Verità di George Orwell nel noto romanzo distopico 1984: “Credo che si stiano limitando le libertà fondamentali e costituzionali con eccessiva disinvoltura” ha detto la Meloni. La libertà di stampa è stata al centro del fronte di polemica che ha investito i rapporti diplomatici tra Russia e Italia, a seguito della reazione di Mosca a una serie di articoli nei quali si obiettava sull’effettiva utilità del materiale donato dalla Russia all’Italia per l’emergenza Covid-19 e si ipotizzavano interessi di intelligence militare dietro tali donazioni. Il rappresentante ufficiale del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, ha parlato di “propaganda antisovietica” lasciandosi andare poi a una frase latina (Qui fodit foveam, incidet in eam, ovvero “chi scava una fossa al prossimo ci finirà prima”) vista come una vera intimidazione dall’opinione pubblica italiana: stavolta stampa e politica italiana si sono trovati concordi nel difendere la libertà di espressione. Che torna però a dividersi ad esempio quando si parla di Cina: Pechino adesso è osannata, giustamente, per gli aiuti fatti avere all’Italia per affrontare l’emergenza Coronavirus. Ma c’è anche, trasversalmente, chi continua a criticare il governo di Xi Jinping, e non è solo Matteo Salvini: anche Federico Rampini, storico inviato da Oriente, ha spiegato giorni fa in tv che “è il minimo dopo gli errori e le omissioni degli scorsi mesi”. Omissioni dovute, anche e soprattutto, a una stampa non libera come la nostra.