Cheese 2015: si chiude con successo la decima Stampa
Scritto da Paola Nano   
Martedì 22 Settembre 2015 09:15

La decima edizione di Cheese, manifestazione biennale organizzata da Slow Food e dedicata alle forme del latte e al mondo dei formaggi, si è conclusa con un bilancio molto positivo: oltre 270 mila visitatori, di cui il 30% internazionali.

Oltre 300 produttori provenienti da più di 30 paesi di tutti i continenti hanno animato le strade di Bra (Italia) e hanno proposto ai visitatori i loro prodotti caseari. Molto entusiasmo per i formaggi esposti e molta curiosità anche per quelli più distanti dalla cultura del pubblico locale tra cui i Presidi dello Skyr tradizionale islandese, del Geitost artigianale del fiordo di Sogne (Norvegia) e del Formaggio verde del Tcherni Vit (Bulgaria).

Dalle conferenze e incontri di Cheese sono emersi chiari i temi politici su cui Slow Food ha lavorato e si impegna per il futuro.

  • La battaglia in difesa del latte crudo, portata avanti da Slow Food fin dalle prime edizioni, ha raggiunto significativi risultati, tanto che la rete dei produttori si è allargata anche a paesi come Sud Africa, Brasile e Argentina. 
  • La petizione contro l'utilizzo di latte in polvere per la produzione di formaggi ha riscontrato una mobilitazione importante da parte dei visitatori e, a fine manifestazione, si sono raggiunte 150.000 firme.
  • La presenza di tanti giovani casari e pastori a Cheese è di stimolo per un impegno costante di Slow Food nel contribuire a dare una prospettiva di medio e lungo termine alle attività agricole in montagna. 
  • L'Arca del Gusto ha accolto a bordo altri prodotti segno che il lavoro di catalogazione della biodiversità agroalimentare incontra la sensibilità di tanti consumatori che lo hanno fatto proprio contribuendovi con le loro segnalazioni. 
  • Le attività organizzate dalla Casa della Biodiversità hanno permesso di sensibilizzare il pubblico sul ruolo essenziale svolto dal suolo e dall'alimentazione degli animali nella qualità e diversità di latti e formaggi. 
  • I rappresentanti della società civile, i sindacati agricoli e la stampa hanno contributo al dibattito contro il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) sottolineando la necessità di domandarsi per chi e per quale motivo stiamo facendo questo trattato, visto che non si fa per la crescita economica, la protezione ambientale o il benessere dei popoli. Inoltre hanno insistito sul fatto che, oltre alle conseguenze sul nostro futuro nel campo dell'alimentazione, il trattato prefigura una profonda mutazione del sistema agricolo, con tutte le conseguenze ambientali e sociali del caso. 
  • La conferenza sulla fine delle quote latte in Europa ha messo in luce le oscillazioni continue sul prezzo del latte e la sua trasformazione in commodity asservita alle regole del mercato mondiale e alla speculazione. Di fronte a questo stato di fatto, gli interventi hanno convenuto sulla necessità di un ritorno a una forma di regolamentazione dei sistemi produttivi senza  la quale né i piccoli allevatori né i territori, particolarmente quelli con ecosistemi montani fragili, usciranno indenni dall'industrializzazione della filiera.