VANCOUVER 2010: OHNO-PLUSHENKO VONN-MILLER, LO SHOW E’ QUI Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 26 Febbraio 2010 00:00
Per sintetizzare, si potrebbe dire che gli Stati Uniti la stanno facendo da padrone, che la Germania è la grande rivelazione, che il Canada non va male ma potrebbe andar meglio. Oppure che il bilancio dell’Italia è sì in passivo (almeno pensando a Torino 2006), ma mai quanto quello dell’Austria, la cui delegazione è già fortemente criticata sulla stampa locale.   Ma si tratta pur sempre di cifre e di addizioni, mentre sulla copertina del libro dei Giochi di Vancouver, una volta arrivati al giro di boa, fanno bella mostra le facce di quattro grandissimi personaggi, che stanno facendo dimenticare anche le polemiche che coinvolgono la sicurezza delle piste: dopo la morte in prova dello slittinista georgiano, diversi sono stati gli spaventi anche nelle gare di bob, per fortuna senza conseguenze. Ma la copertina di questi Giochi è comunque per le imprese sulla neve e sul ghiaccio: c’è il caschetto biondo di Eugeni Plushenko, passato dal trionfo alla rabbia. C’è il volto da pin-up di Lindsay Vonn, tanto sorridente dopo la discesa quanto dolorante per la caduta in combinata. C’è la prestanza atletica di Bode Miller, campione rinato proprio sul più bello. E c’è l’astro fulminante del bell’Apolo Ohn, campione di short track e di ballo in televisione (ha vinto l’edizione americana di ‘Ballando con le stelle’). Plushenko e Ohno hanno la capacità di scivolare sui pattini senza lasciare solchi sul ghiaccio: il primo lo fa danzando anche a Vancouver, dove invece il secondo schizza come un fulmine nello short track. L’americano ha centrato un bronzo nei 1000 metri e un argento nei 1500, diventando così l’atleta americano più medagliato ai Giochi invernali: sette allori in tre Olimpiadi. Plushenko è tornato dalla sua Siberia dopo una lunga assenza per stupire ancora, e non ha mancato di farlo: la sua esibizione con quadro e triplo toeloop, e poi triplo axel, triplo luz e una serie di trottole e passi ad effetto gli è valsa un oro applauditissimo, poi il russo si è sentito ‘scippato’ di un’altra vittoria quando nel pattinaggio di figura la giuria ha premiato l’americano Lysacek, autore di una prestazione senza sbavature ma meno mozzafiato di quella dello zar, che ha minacciato infuriato l’addio per sempre (poi rientrato, a quanto pare). Nello sci alpino, la brava e avvenente Vonn era una delle grandi favorite e tra le atlete più attese: pronostico pienamente rispettato in discesa, e lo stesso sembrava dovesse essere in supercombinata. Ma una brutta caduta nella seconda manche ha spezzato il sogno, causato dolore (alla tibia) e pianto: un’Olimpiade che si rispetti vuole anche lacrime, nel bene e nel male. Non piange, tutt’altro, Bode Miller, esempio di talento allo stato puro e di scarsa applicazione. Tempo fa sembrava finito, disinteressato, fuori dal giro. Poi l’americano si è rimesso in sesto, ha recuperato il tempo perduto e anche grazie a un cuoco italiano ha trovato il modo per tornare mostruoso: un oro, un argento e un bronzo in dieci giorni. Il resto? Mancano ancora tante gare per stupire, e c’è ancora una contro-copertina da riempire.