Ora tocca a Prandelli Stampa
Scritto da Francesco Flacca   
Lunedì 05 Luglio 2010 00:00
prandelli.jpgE’ il day after, dopo una delle più brutte pagine della storia della Nazionale italiana. I campioni del mondo sono stati eliminati al primo turno, superati da Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda, senza vincere neanche una partita. Una disfatta. La caccia al colpevole è partita. Da colui che ha allestito e preparato una squadra andata in Sudafrica con la speranza di vivere un nuovo sogno e che, invece, dopo 17 giorni deve già tornare a casa. Dopo Lippi, è toccato a Giancarlo Abete, presidente della FIGC, spiegare il presente e il futuro del calcio italiano. L’analisi è lucida e trasparente. Abete non cerca scuse: “C’è grande tristezza per il risultato fortemente negativo della Nazionale. E comunque esprimo un ringraziamento a Lippi, ai giocatori e allo staff per l’impegno profuso”. Questa Nazionale è il ritratto, autentico e crudele, delle difficoltà che sta incontrando il nostro calcio. Non può essere un caso, infatti, che la squadra che da cinque anni domina il campionato, e nell’ultima stagione ha vinto la Champions League, non schieri neanche un giocatore italiano: “Dobbiamo invertire la tendenza decrescente della competitività della nostra Nazionale. Il problema è più di carattere strutturale che contingente. Riguarda anche i club italiani. C’è una difficoltà oggettiva di ricambio generazionale. Anche l’Under 21 stenta a qualificarsi per il prossimo Europeo. Quello che si può fare è incentivare i vivai”. Il futuro prossimo si chiama Cesare Prandelli: “C’è la necessità, il dovere di ripartire. Prandelli non è stato scelto per il carattere più morbido, rispetto a Lippi, ma per la qualità tecnica, per la capacità di lavorare con i giovani. Con lui vogliamo fare un’operazione di lungo periodo, finalizzata al prossimo Mondiale”. Fabio Cannavaro è il capitano del vascello che tutti speravano riuscisse a restare a galla e che, invece, è miseramente affondato. Lui, sicuramente, non farà più parte del gruppo azzurro. A 37 anni e dopo 136 presenze, una vittoria mondiale e tante soddisfazioni, è il modo più brutto di chiudere: “Nessuno si sarebbe aspettato un Mondiale così concluso all'ultimo posto del girone. Sia come risultati che come mancanza di gioco”. “Dopo la prima partita – prosegue Cannavaro - ero fiducioso. Forse il fatto di non aver vinto la seconda ci ha condizionato molto, ci serviva una vittoria per cambiare il nostro torneo. Nelle facce dei miei compagni c’era troppa tensione”. Il difensore, poi, parla anche delle scelte tecniche di Lippi: “Ha dimostrato tutta la sua grandezza difendendo la squadra. Ma la colpa dei risultati non è solo sua, va divisa in parti uguali tra i giocatori. Gli assenti? Non ci sono fenomeni in giro”. Per Prandelli, Cannavaro non prevede un futuro semplice: “È bravo, ma avrà molto da lavorare. Il girone di qualificazione per l’Europeo è difficile, e i ricambi sono pochi. Il calcio è fatto di cicli, di generazioni. Quella attuale ha elementi buoni, ma non di prima fascia”.