La missione partita lunedì scorso 16 agosto dalla base spaziale di Kourou, in Guyana francese, ha segnato un nuovo successo per il Vega con il volo VV19. Il vettore europeo, progettato, sviluppato e costruito da Avio, ha perfettamente messo in orbita il satellite francese di nuova generazione Pléiades Neo 4, costruito da Airbus Defence and Space, insieme ad altri 4 microsatelliti. Uno di questi è il LEDSAT, un progetto dell’Università “La Sapienza” di Roma finalizzato allo studio del funzionamento di una tecnologia a Diodi Emettitori di Luce (LED) per il tracciamento ottico indipendente dei satelliti in orbita terrestre bassa.


Gli altri sono il RADCUBE e il SUNSTORM per applicazioni astronomiche e il BRO-4 per applicazioni di sicurezza.
“Il successo ha evidenziato ancora una volta il lavoro svolto da Avio e da Arianespace per offrire con Vega un sistema di lancio sempre più affidabile e competitivo”, sottolinea Avio in una nota. “Il vettore europeo conferma la sua capacità nel trasportare in orbita gruppi di satelliti in ride-share insieme a un payload principale. Questa, unita a quella del nuovo adattatore del carico SSMS, sperimentato con successo nel volo VV16, aumenta la versatilità del Vega per competere nel mercato dei microsatelliti e offrire ai clienti maggiori opportunità di lancio”.
“I successi dei voli VV18 e VV19 hanno dimostrato i risultati del duro lavoro di Avio e dei nostri partner, confermando Vega come un razzo affidabile e competitivo”, sottolinea Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di Avio. “Desidero quindi ringraziare ancora una volta tutto il nostro team, i nostri partner e i nostri clienti per la fiducia accordataci. Ora guardiamo con determinazione e fiducia al prossimo volo VV20 previsto per il quarto trimestre di quest’anno e al debutto del Vega C, previsto nel 2022”.
La Commissione europea ha deciso oggi, 13 agosto, di registrare un'iniziativa dei cittadini europei dal titolo "ReturnthePlastics": un'iniziativa dei cittadini per un sistema di vuoti a rendere di livello europeo che contribuisca al riciclaggio delle bottiglie di plastica.
Gli organizzatori dell'iniziativa invitano la Commissione a presentare una proposta volta a: realizzare un sistema di vuoti a rendere per riciclare le bottiglie di plastica in tutta l'UE; incentivare in tutti gli Stati membri dell'UE le catene di supermercati che vendono bottiglie di plastica a dotarsi di apparecchi di riconsegna dei vuoti, contribuendo così al riciclaggio delle bottiglie di plastica dopo l'acquisto e l'uso da parte del consumatore; imporre alle imprese che producono bottiglie di plastica una tassa sulla plastica per finanziare il sistema di riconsegna e il riciclaggio delle bottiglie (secondo il principio del "chi inquina paga").
La Commissione ha ritenuto quindi che questa iniziativa sia giuridicamente ammissibile in quanto soddisfa le condizioni necessarie, ma non ha ancora analizzato il merito dell'iniziativa in questa fase.
A partire da oggi, dunque, gli organizzatori dell'iniziativa possono avviare la raccolta di firme. Se riusciranno a raccogliere un milione di firme in almeno sette Stati membri, la Commissione sarà tenuta a reagire e a decidere se dare o meno seguito alla richiesta, giustificando in ogni caso la decisione. 
Una preziosa testimonianza inedita è venuta alla luce nella Real Biblioteca di Madrid grazie alle ricerche di Diego Perotti, classe 1990, laureato presso l’Università degli Studi di Verona in Lingue e Culture per l’Editoria e Lingustics e attualmente dottorando in Filologia, Letteratura e Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Verona e in Études Italiennes presso l’Université Sorbonne Nouvelle, nonché membro del Centro Scaligero degli Studi Danteschi, e dell’editorial board del Tasso in Music project.
Si tratta del manoscritto II/3281 (sigla Br), un codice composito di pagine a stampa e carte manoscritte di Torquato Tasso; l’esemplare fu allestito presso la Stamperia Reale di Napoli nel 1808 a cura dello storiografo capuano Francesco Daniele e donato a Giuseppe I Bonaparte re di Spagna.
Come si legge nell’edizione critica (2021, Franco Cesati Editore), curata da Perotti, “l’unità manoscritta tramanda trentanove madrigali più quattro missive di Torquato Tasso in redazione autografa, che costituiscono una parte della corrispondenza epistolare intercorsa tra il 19 novembre e il 16 dicembre 1592 fra Tasso e Carlo Gesualdo principe di Venosa”.
I componimenti dovevano essere oltre quaranta, ma in Br sono trentanove e ciò conferma l’ipotesi di una lettera mancante; inoltre è da segnalare la scarsa collaborazione di Gesualdo: dei madrigali con i quali Tasso sperava di racimolare qualche soldo per risollevarsi dalla propria condizione di indigenza il principe ne musicò solamente uno: Se così dolce è il duolo.
Le lettere autografe contenute in Br risalgono alla fine del 1592 e in quel periodo Torquato attendeva l’arrivo di Gesualdo a Roma, città dalla quale il principe sarebbe poi partito alla volta di Ferrara per sposare Eleonora d’Este. Tuttavia Carlo giunse a Roma solo alla fine del 1593.
Torquato rimase a Roma fino al 3 giugno 1594; da lì, nonostante le cattive condizioni di salute, si recò a Napoli per chiudere definitivamente la lite giudiziaria con Caracciolo. Giunto a destinazione soggiornò nel monastero di San Severino, allora dimora di monaci benedettini.
A Napoli l’autore della Gerusalemme liberata si ricongiunse nuovamente con Gesualdo.
I madrigali tassiani tramandati da Br erano già noti. Con il recupero dell’originale è possibile stabilire le relazio ni genetiche che hanno contribuito alla fisionomia della tradizione manoscritta e a stampa.
Torquato Tasso è una delle figure più popolari della letteratura italiana, oggetto di leggende e curiosità e l’autografo madrileno rappresenta un oggetto unico perché testimonia il rapporto artistico fra due dei più importanti interpreti del Rinascimento italiano, Tasso appunto e il musicista Carlo Gesualdo; e naturalmente un pregevole tassello che va a comporre il mosaico degli studi tassiani, consentendo di sciogliere ogni dubbio sulla lezione originale dei madrigali, che fino a oggi si potevano leggere solo grazie ad una stampa ottocentesca.
Inoltre, le lettere e i testi che Tasso spedì a Gesualdo dimostrano come Gesualdo costrinse Tasso a produrre dei testi in bella copia, sui quali non risparmiò delle varianti, anche se solo nei margini e sempre ben leggibili, è indubbiamente la grande sensibilità lirica di questo grande scrittore classico, conoscitore della lingua greca e latina.