A ottant’anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne, l’Italia si trova in una posizione che potremmo definire sospesa: da un lato un impianto normativo sempre più articolato, dall’altro una realtà che continua a restituire disuguaglianze profonde. È questo, in sintesi, il messaggio che emerge dal dossier del Servizio Studi della Camera dedicato alla legislazione e alle politiche di genere. Negli ultimi anni il tema della parità è entrato stabilmente nell’agenda politica, non più come questione settoriale ma come asse trasversale delle politiche pubbliche. Il PNRR, ad esempio, lo individua come priorità strategica insieme a giovani e Mezzogiorno, mentre la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 prova a mettere ordine in un campo storicamente frammentato, fissando obiettivi chiari su lavoro, reddito, competenze, tempo e potere.

Eppure, quando si passa dal piano delle norme a quello dei numeri, il quadro cambia. Il tasso di occupazione femminile resta significativamente più basso rispetto a quello maschile, con quasi venti punti percentuali di differenza. Non si tratta solo di una distanza statistica, ma del segnale di un sistema che continua a ostacolare l’accesso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Le ragioni sono note, e il dossier le conferma: precarietà, part-time involontario, penalizzazione legata alla maternità, difficoltà di accesso ai ruoli apicali. Ma soprattutto pesa ancora in modo decisivo la distribuzione del tempo, con il lavoro di cura che rimane in larga parte sulle spalle delle donne. È qui che il divario diventa strutturale, perché limita le possibilità di carriera, riduce i redditi e incide sulle scelte di vita. Le politiche pubbliche hanno iniziato a intervenire su questo terreno, con il rafforzamento dei congedi di paternità, l’estensione dei servizi per l’infanzia e incentivi all’occupazione femminile. Tuttavia, il cambiamento appare ancora troppo lento rispetto agli obiettivi dichiarati. La stessa Strategia nazionale punta a ridurre il gender pay gap e ad aumentare la partecipazione delle donne al lavoro, ma i risultati restano parziali. Accanto al lavoro, un altro fronte decisivo è quello delle competenze. Il dossier evidenzia come persistano forti squilibri nei percorsi educativi, in particolare nelle discipline scientifiche e tecnologiche, che rappresentano oggi uno dei principali motori di crescita economica. Qui il problema non è solo di accesso, ma anche culturale: stereotipi e modelli sociali continuano a orientare le scelte, spesso in modo invisibile ma efficace. C’è poi il tema, drammatico, della violenza di genere. Nonostante una diminuzione degli omicidi complessivi, la dimensione familiare e affettiva resta il luogo in cui si consuma la maggior parte delle violenze contro le donne. Le risposte normative si sono rafforzate, con nuovi strumenti penali e maggiori risorse per il sostegno alle vittime, ma il fenomeno continua a presentarsi come strutturale e radicato. In questo contesto, uno degli elementi più interessanti messi in evidenza dal dossier è il tentativo di passare a un approccio sistemico, attraverso il cosiddetto gender mainstreaming. L’idea è semplice quanto ambiziosa: valutare l’impatto di genere di tutte le politiche pubbliche, superando la logica degli interventi isolati. Bilanci di genere, monitoraggi e cabina di regia vanno in questa direzione, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di renderli strumenti concreti e non solo formali. Il paradosso italiano, allora, è tutto qui: mai come oggi il quadro normativo è stato così ricco e strutturato, eppure i risultati restano inferiori alle aspettative. Il problema non è più individuare le misure, ma farle funzionare davvero, riducendo le disuguaglianze territoriali e incidendo sui meccanismi profondi che producono disparità. A ottant’anni dal suffragio femminile, la parità non è più una rivendicazione, ma un processo in corso. Un processo che ha fatto passi avanti, ma che resta incompiuto, e che continua a misurarsi con una realtà più resistente delle leggi che provano a cambiarla.