RAPPORTO ISTAT, RECORD MINIMO DI NASCITE
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- Redazione
Il calo delle nascite, che si associa a un’età media al parto elevata (32,7 anni nel 2025), è alimentato, oltre che dalla minore propensione ad avere figli, anche dalla ridotta consistenza delle generazioni in età riproduttiva, sempre meno numerose nella popolazione. È quanto emerge dal Rapporto Annuale Istat 2026, giunto alla sua trentaquattresima edizione, presentato il 21 maggio presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati da Francesco Maria Chelli, Presidente dell’Istat, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
. Nel 2025, le nascite si attestano a 355 mila unità, in calo del 3,9 per cento rispetto all’anno precedente; il numero medio di figli per donna tocca un minimo storico di 1,14, collocando l’Italia tra i paesi europei con la fecondità più bassa. Le donne diplomate o laureate, in particolare, presentano livelli di fecondità meno elevati e calendari riproduttivi più tardivi, con una concentrazione delle nascite in un intervallo di età più ristretto. In questo contesto, si riduce la quota di 18-49enni che esprimono l’intenzione di avere un figlio (dal 50,7 per cento del 2003 al 45,3 per cento del 2024), frenati principalmente da incertezze economiche e lavorative.





