OCSE: IL PIL DELL’AREA G20 STABILE, L’ITALIA CRESCE DELLO 0,3%
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- Redazione
La crescita economica dell'area G20 è rimasta stabile allo 0,7% nel primo trimestre del 2026 rispetto ai tre mesi precedenti. È quanto emerge dalle stime preliminari diffuse il 15 giugno dall'Ocse, che evidenziano un quadro differenziato tra le principali economie mondiali. Tra i Paesi del G20, l'accelerazione più marcata è stata registrata dalla Corea del Sud, passata da una contrazione dello 0,1% nell'ultimo trimestre del 2025 a una crescita dell'1,8% nei primi tre mesi dell'anno. In aumento anche Brasile (+1,1%), Regno Unito (+0,6%), Giappone (+0,5%), Stati Uniti (+0,4%), India (+1,9%), Cina (+1,3%), Sudafrica (+0,5%) e Germania (+0,3%). L'Indonesia ha mantenuto un ritmo sostenuto di crescita all'1,4%.
Per quanto riguarda l'Italia, il Pil è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre del 2026, lo stesso tasso registrato nell'ultimo trimestre del 2025. Su base annua, l'economia italiana segna un aumento dello 0,8%, in lieve calo rispetto al +0,9% registrato alla fine dello scorso anno. L'Ocse segnala inoltre che il Canada ha registrato una crescita nulla dopo la contrazione dello 0,2% del trimestre precedente. In controtendenza invece Arabia Saudita, Messico e Francia. Riad ha registrato la flessione più significativa, con un calo del Pil dell'1,2% dopo il +1,3% del trimestre precedente, principalmente a causa della diminuzione delle attività legate al petrolio. Il Messico ha segnato una contrazione dello 0,6%, mentre la Francia è scesa dello 0,1%. Crescita in rallentamento anche per Turchia e Australia. Nel confronto con il primo trimestre del 2025, il Pil complessivo del G20 risulta in aumento del 3,2%. L'India conferma il ritmo di crescita più elevato tra le principali economie, con un incremento annuo dell'8%, mentre il Canada registra il dato peggiore (-0,1%). L'area euro, invece, mostra una crescita annua dello 0,3%. Secondo l'organizzazione parigina, i dati confermano una fase di espansione moderata dell'economia globale, sostenuta soprattutto dalle economie asiatiche e da alcuni Paesi emergenti, mentre persistono segnali di debolezza in diverse economie avanzate.





