GATTUSO È IL NUOVO CT DELLA NAZIONALE DI CALCIO: GRINTA E CUORE PER IL RILANCIO DEGLI AZZURRI
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- Redazione
Gennaro Gattuso è ufficialmente il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. L’annuncio è arrivato il 15 giugno dal presidente della FIGC, Gabriele Gravina, che ha motivato la scelta definendo l’ex centrocampista campione del mondo 2006 come “un simbolo del calcio italiano”. “L’azzurro per lui è come una seconda pelle – ha dichiarato Gravina – e siamo convinti che la sua esperienza, la sua determinazione e la sua dedizione possano ridare forza e identità alla Nazionale”.
La nomina giunge in un momento delicato per il calcio italiano: la mancata qualificazione agli ultimi due Mondiali ha lasciato profonde ferite, e l’obiettivo ora è uno solo e inderogabile: centrare la qualificazione a USA-Canada-Messico 2026, in salita dopo il ko all’esordio del girone contro la Norvegia e complicata dalla separazione con il ct Spalletti. Gattuso dovrà farlo in tempi stretti, a partire già dai prossimi impegni di settembre, con pochi allenamenti a disposizione ma con il compito di riaccendere il fuoco e il senso di appartenenza all’interno del gruppo azzurro. Una sfida importante per “Ringhio”, che torna così a vestire i colori della Nazionale in un ruolo ben diverso da quello che l’ha visto protagonista per anni in campo: con 73 presenze in azzurro e un Mondiale alzato a Berlino nel 2006, Gattuso è da sempre considerato un guerriero del calcio italiano. Celebre la sua dedizione totale alla maglia: “Mi dispiace tantissimo non esserci”, diceva durante il ritiro del 2006 dopo un infortunio che lo costrinse a saltare le prime due partite, “per me stare fuori è un dolore, ma farò di tutto per sostenere i compagni”. Ora quello spirito dovrà trasmetterlo da bordocampo, in una veste da tecnico che finora ha conosciuto alti e bassi. La sua carriera da allenatore è iniziata nel 2013 in Svizzera, al Sion, dove debuttò ancora senza patentino UEFA Pro. Da lì un percorso movimentato tra club e nazioni diverse: Palermo, Pisa, Ofi Creta, Milan Primavera e poi prima squadra, Napoli, Fiorentina (esperienza mai partita), Valencia, Marsiglia e infine l’Hajduk Spalato, lasciato recentemente dopo un campionato chiuso al terzo posto e diversi contrasti con la dirigenza. Il momento più significativo della sua carriera da allenatore è probabilmente quello vissuto a Napoli, dove ha conquistato una Coppa Italia e ottenuto due piazzamenti dignitosi in campionato, senza però riuscire a guadagnarsi la piena fiducia della società. Al Milan ha lasciato buoni ricordi soprattutto per il suo attaccamento al club, ma anche lì i risultati non sono stati sufficienti a garantire continuità. Criticato da alcuni per la mancanza di grandi successi in panchina, Gattuso porta però con sé ciò che la FIGC ritiene prioritario: la capacità di trasmettere valori, motivazioni e spirito di gruppo. “Non è solo una questione tattica – spiegano da Coverciano – ma di ricostruzione di un’identità comune”. L’Italia ha bisogno di ritrovarsi, e Gravina ha voluto puntare su un uomo che ha sempre messo il cuore prima di tutto. Ora spetta a Gattuso fare quello che ha sempre saputo fare: lottare con orgoglio.





