Pensieri dall'Africa Stampa
Mercoledì 04 Marzo 2009 00:00
Active ImageNon ricordo bene, ma qualcuno diceva che per attraversare una montagna non bisogna mai perdere di vista il sole. Questa volta i pensieri di febbraio avranno un soggetto differente, non l’Africa con le sue bellezze e i suoi drammi, non le riflessioni sulla vita e la morte, non gli appunti di viaggio o di lavoro. Questa volta avrò un compito molto più difficile, ma appassionante. Proverò a parlarvi della persona con la quale condivido i miei giorni, il sole che mi aiuta ad attraversare la montagna. La conobbi nel 2002 quando il destino, in maniera bizzarra, ci fece incontrare. Quel destino che forzò il gioco, mescolando le carte in modo strano. Ci ritrovammo entrambi inconsapevolmente in un luogo che non avremmo mai immaginato potesse esistere. Il giorno e la notte si stavano abbracciando e nel mistero dello scorrere del tempo fermammo l’attimo per non lasciarci mai più. Da allora la nostra vita si unì per sempre ed iniziammo a camminare nella stessa direzione. Lei spese tutte le sue forze per concludere gli studi ed io le mie per portare a termine il progetto. Ognuno trasfondeva nell’altro l’energia necessaria per andare avanti sino al 2007, quando un aereo ci riportò in Africa. Volammo tutto il tempo abbracciati, come se ognuno di noi temesse di non arrivare a destinazione. La sua terra ci stava aspettando e una notte carica di umidità ci diede il benvenuto. Cercammo di capire cosa fare e da dove iniziare, ma il percorso era già chiaro. I primi mesi furono pieni di lavoro, l’ospedale era una stanza vuota da arredare e soprattutto un corpo che aspettava l’anima. Pulimmo ogni macchia che potesse sporcare i muri. Per tre volte mi invase il paludismo, ma le carezze e le attenzioni di Justine furono più forti della malattia.  L’amore aveva avuto la meglio e più di una volta sembrò che la vita passasse dall’una all’altro. Trovammo casa ad Abidjan e ben presto lei riuscì a trasformarla in un’oasi dove poter riprendere le nostre forze. L’ottimismo contraddistingue il suo carattere, mi ripete che “c’è sempre una soluzione, che siamo fortunati”, ma io so che il merito della buona riuscita di tante cose è stato e continua ad essere in gran parte suo. Averla incontrata ha riempito i miei vuoti, ha colmato le mie debolezze e forse lei ha ritrovato in me quello che aveva perduto.Il mese di maggio scorso un fiore è spuntato dal suo ventre, un grido di gioia ha spazzato via gli ultimi e rari silenzi. E anche con la piccola Elena lei cerca di essere un esempio, l’altruismo e la comprensione al posto dell’egoismo e della presunzione.

A volte le parole sono poche e povere per descrivere quanto di più bello possa accadere, ma i giorni che passano sono testimoni di quell’incontro.

 

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