Se a qualcuno è concesso collocare una testa colossale nel giardino del Kunsthaus Zürich, quella è Monster Chetwynd. L'artista britannica (nata nel 1973 a Londra, vive e lavora a Zurigo) è nota per il suo umoristico radicalismo, il suo gusto per l'assurdo e il suo profondo senso dell'umorismo. Da settembre 2025, presenterà la prima opera commissionata per il giardino dell'edificio Chipperfield: una scultura accessibile che sembra essere emersa da un sogno surreale: giocosa, monumentale e inquietantemente aperta. Attraverso quest'opera site-specific, il giardino progettato da David Chipperfield si trasforma letteralmente in un giardino d'arte.

In essa, Chetwynd combina echi storici con la cultura pop, energia performativa con strategia femminista. La testa sovradimensionata, alta oltre otto metri, nel giardino non è un monumento, ma uno spazio di riflessione: un luogo di esperienza, gioco e messa in discussione degli standard. Da settembre in poi, la scultura, ispirata alle figure grottesche dei giardini del XVI secolo e alle visioni fantascientifiche degli anni '70, accoglierà visitatori di tutte le età, affascinando in particolar modo i più giovani.

IRRITAZIONE E GIOCO UNITE IN UN'UNICA SCULTURA
L'idea della follia – quelle tradizionali strutture ornamentali apparentemente inutili del design dei giardini inglesi – è centrale in quest'opera. Chetwynd riprende questa tipologia storica e la trasforma in una scultura contemporanea che combina irritazione e gioco. Le follie emersero come espressione di libertà estetica e di evasione giocosa. Spesso assumevano la forma di templi esotici, torri, rovine artificiali o grotte – fantasie architettoniche che non avevano alcuno scopo pratico, ma evocavano meraviglia.

A prima vista, anche la scultura di Chetwynd funziona secondo questo principio: non ha un uso funzionale in senso classico, eppure genera significato attraverso la sua presenza, la sua forma e la sua qualità enigmatica. Allo stesso tempo, aggiunge una dimensione partecipativa alla follia classica: è percorribile, tangibile e attivamente fruibile. Questo invita il pubblico a interagire fisicamente e mentalmente con qualcosa che non può essere né completamente decifrato né semplicemente consumato. La sua scultura ricorda allo stesso tempo un oggetto di scena cinematografico caduto da un altro mondo ed è profondamente radicata nella storia dell'arte, in particolare nel giardino di Bomarzo, che è considerato la sua più importante fonte di ispirazione.
Bomarzo, noto anche come "Sacro Bosco" o "Parco dei Mostri", fu creato nel XVI secolo da Pier Francesco Orsini come alternativa selvaggia al classico giardino rinascimentale. Tra sentieri incantati e sculture in pietra ricoperte di muschio, si incontrano volti, animali in lotta, mostri mitologici e teste monumentali nelle cui bocche spalancate ci si può perdere. "Ho visitato Bomarzo molte volte", afferma Monster Chetwynd. "Quando ero adolescente, potevi ancora avvicinarti alle sculture, toccarle, arrampicartici sopra. Non c'era supervisione. Solo le teste giganti che ti osservavano." Anche se oggi gran parte di questo spazio è transennato, la magia rimane.

 

 

L'ARTE DIVENTA UN'ESPERIENZA SENSUALE
Questa fascinazione per il mostruoso, il giocoso, l'opprimente permea l'intera opera di Chetwynd. E, di volta in volta, sono proprio le teste a sfidarla artisticamente. "Ho sempre desiderato creare una grande testa e viverci dentro. Non so perché", dice. "Credo di avere una naturale predilezione per le teste grandi e colossali." Mentre studiava antropologia, l'artista ha iniziato a studiare intensamente sculture colossali e frammenti di monumenti antichi. Per realizzare il progetto alla Kunsthaus, ha collaborato con architetti e ingegneri, tra cui la startup Contouro, nata presso l'ETH di Zurigo e associata alla Cattedra di Tecnologie Edili Digitali. Il progetto è stato curato da Raphael Gygax. Oltre a Bomarzo, anche il film "Zardoz" (1974) di John Boorman è stato una fonte di ispirazione fondamentale. In questa distopia surreale, una testa di pietra vola attraverso un mondo diviso. Per Chetwynd, tuttavia, l'immagine racchiude anche un potenziale sovversivo: "Vedo in essa la possibilità di sovvertire le immagini patriarcali del potere, proprio trasformandole in grottesco". Per lei, l'impulso femminista risiede nella ricodificazione del monumentale: la minaccia diventa uno spazio di esperienza accessibile e giocoso. Una gigantesca struttura per arrampicarsi all'interno invita bambini e adulti a esplorare fisicamente la testa, come scultura, spazio di esperienza, figura di pensiero. Così facendo, crea uno spazio che rende l'arte percepibile ai sensi e allo stesso tempo invita alla riflessione e alla contemplazione.
Con questo intervento colossale, Monster Chetwynd non solo stabilisce un precedente per nuove forme di arte da giardino, ma trasforma anche lo spazio pubblico.

Lo spazio diventa un parco giochi per utopie. Una testa che invita alla riflessione. E all'arrampicata.

 

INAUGURAZIONE IL 14 SETTEMBRE

La scultura sarà inaugurata ufficialmente domenica 14 settembre, dalle 14:00 alle 16:00. L'evento offre giochi e intrattenimento per grandi e piccini. Tempo permettendo, l'evento si svolgerà nel Giardino dell'Arte; in caso di pioggia, si terrà nell'Haefner Foyer del Chipperfield Building. Tutti sono benvenuti. L'opera sarà esposta nel giardino del Kunsthaus Zürich fino al 2027. Il progetto è stato avviato dal Kunsthaus Zürich e realizzato in collaborazione con la Swiss Sculpture Exhibition (SPA). Con il supporto della Fondazione Hans Imholz, della Fondazione Tarbaca Indigo, della Fondazione Dr. Georg e Josi Guggenheim e di mecenati privati ​​del Gateway Fund, un fondo che sostiene le installazioni d'arte pubblica del Kunsthaus Zürich. L’inaugurazione del 14 settembre è sostenuta anche da Swiss Re – Partner for Contemporary Art.

www.kunsthaus.ch