IL PRIMO ATLANTE DIGITALE DEI DISASTRI NATURALI
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- Redazione
L’Atlante interattivo LAVA. è il cuore del progetto: uno spazio visivo e relazionale che traduce in forma digitale il percorso di ricerca. In questo contesto, le opere letterarie non sono semplici testimonianze, ma diventano laboratori di emozione e pensiero, luoghi in cui individui e comunità elaborano la paura, la perdita e i processi di ricostruzione. Ogni nodo dell’atlante mette in relazione eventi reali come terremoti, eruzioni e luoghi del disastro con simboli e metafore culturali, conseguenze storiche e sociali e i diversi linguaggi filosofici e poetici che raccontano il rischio, il trauma e la rinascita. Ne emerge un ecosistema narrativo che rende accessibile e condivisibile la complessità delle risposte umane ai fenomeni estremi.
David Alexander (Londra) esplorerà le iconografie del disastro nella storia dell’arte occidentale, Frank Westerman (Paesi Bassi) ricostruirà le storie nate intorno alla tragedia del lago Nyos in Camerun, mentre Isak Winkel Holm (Copenaghen) analizzerà il “noir profetico” nell’opera di Kierkegaard alla luce della crisi climatica contemporanea. Il programma includerà inoltre la lezione-spettacolo Sono una frana di Matteo Belli. Arricchiscono il convegno le voci di autrici come Esther Kinsky (Bonn) che nel romanzo Rombo lega la memoria del terremoto del Friuli al paesaggio e all’immaginario della comunità colpita, nonché quella di Elleke Boehmer (Oxford). Le sessioni tematiche approfondiranno temi che vanno dalla percezione psicologica del rischio alla memoria collettiva, dal racconto nei media e nel cinema fino alle nuove frontiere della linguistica computazionale applicata alla vulcanologia e alle narrazioni dell’Antropocene. "Sono orgogliosa di avere coordinato un progetto che grazie a studiose e studiosi di Pisa e di altre Università nazionali e internazionali, ha condotto una ricerca che intreccia la conoscenza scientifica e umanistica, rafforzando l’idea cardine del nuovo millennio di un sapere senza confini – dice Rizzardi - L’atlante non è il punto di arrivo di questo progetto ma una tappa che dovrà essere perseguita e implementata con un impegno costante nelle scuole, nelle università e nei centri di ricerca. Oggi è più che mai necessario rivolgere la nostra attenzione alle questioni inerenti al rischio ambientale. Il progetto PRISMA è un invito a guardare il rischio come racconto condiviso, a trasformare la memoria della catastrofe in conoscenza, e la conoscenza in cura.” “Il 25 giugno 1994, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, Bologna, franò Monte Galletto – racconta Matteo Belli - Dopo 20 anni, mi fu chiesto di raccontare l’episodio con una breve narrazione teatrale. Le domande che mi apparvero, fin da subito, imprescindibili furono: cos’è una frana? È una montagna? Ciò che ne resta? Come si sente una montagna quando frana? Cosa prova? Cosa pensa? Come vive il passaggio tra il prima e il dopo, tra l’essere ancora e il non essere più? E, ultimo ma non meno importante, dare vita a cose che umane non sono, può aiutarci a comprendere le ragioni di quel mondo che diciamo “inanimato” e che, tanto spesso, ignoriamo negandogli ascolto, rispetto e dedizione, fino a quando questo mondo non ci presenta il conto della nostra incuria?”.





