La vasta frana che ha colpito negli ultimi giorni il settore occidentale e sud-occidentale di Niscemi, in Sicilia, riattivando un dissesto storico già verificatosi nel 1997 “è un fenomeno complesso, di notevole estensione, che stiamo seguendo con molta attenzione, Il dissesto è stato riattivato circa dieci giorni fa e riguarda l’evoluzione di quello che nell’anno 1997 causò ingenti danni. La fragilità del territorio si fa sentire ancora una volta, costringendo molte persone a lasciare le proprie abitazioni. È urgente un monitoraggio costante e azioni strategiche per affrontare il cambiamento climatico, soprattutto nelle aree storicamente esposte al dissesto”. Lo spiega Michele Orifici, geologo siciliano e Vicepresidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.

E Carmelo Monaco, docente di Geologia Strutturale all’Università di Catania e referente della Società Geologica Italiana, sottolinea che il fronte di frana si estende per circa quattro chilometri. “La frana si è attivata per lo scivolamento delle argille sottostanti le sabbie su cui è costruito il paese – spiega – causando l’arretramento progressivo del terreno. Le abitazioni più vicine al ciglio della scarpata sono a rischio e il fenomeno è difficile da contenere senza interventi urgenti”. Giuseppe Collura, geologo siciliano e referente della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), già sul posto, fornisce un quadro dettagliato: “La frana interessa il settore occidentale e sud-occidentale del perimetro abitato, con un fronte che si sviluppa per diversi chilometri. Il primo evento si è verificato il 16 gennaio lungo la strada provinciale 12; il 25 gennaio si è registrata una seconda attivazione che coinvolge direttamente il margine del centro abitato. Questa nuova porzione si sovrappone al corpo franoso del 1997, ma la memoria storica di frane simili risale persino al 1790”. Collura spiega che “il terreno è composto da sabbie limose poggiate su un substrato argilloso, con elevata suscettibilità alla franosità. Le acque di scorrimento della città aumentano la fragilità del versante, che dal 1997 non ha mai subito interventi di mitigazione. Il fenomeno continua a evolvere verso sud e potrebbe rimobilizzare interamente il vecchio corpo franoso”. Secondo i geologi, le conseguenze sulla popolazione sono pesanti: “Circa mille persone sono state evacuate da una fascia di rispetto di poco meno di 100 metri dall’attuale ciglio – afferma Collura – È fondamentale monitorare l’evoluzione del fenomeno fino alla sua stabilizzazione e pianificare successivamente interventi di delocalizzazione delle abitazioni e di mitigazione sul versante”. Il presidente della Società Geologica Italiana, Rodolfo Carosi, denuncia inoltre la carenza di dati aggiornati: “Niscemi non è coperta dalla Carta Geologica moderna alla scala 1:50.000 e metà del territorio nazionale è ancora privo di cartografia aggiornata. Senza conoscenza scientifica del territorio, prevenire tragedie è molto più difficile”. Intanto, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, collega il caso agli eventi estremi che sempre più frequentemente colpiscono il Paese: “Frane e alluvioni riguardano quasi un italiano su dieci. Servono manutenzione del territorio e piani di prevenzione, con il contributo fondamentale degli agricoltori nelle aree interne”.