Secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi gli agenti statunitensi dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement) ai Giochi invernali di Milano-Cortina “non avranno compiti di ordine pubblico, né saranno presenti in strada: opereranno esclusivamente all’interno delle sedi diplomatiche e svolgeranno attività di analisi e scambio informativo con le autorità italiane”, come avviene in oltre 50 Paesi. “Si tratta di una collaborazione prevista da un accordo bilaterale Italia-Stati Uniti sottoscritto nel 2009 e ratificato nel 2014, rispettato nel pieno delle prerogative del Parlamento e nel rispetto della Costituzione”, ha sottolineato Piantedosi il 4 febbraio alla Camera nell’informativa sulla sicurezza dei Giochi. Il ministro ha ricordato inoltre che analoghe collaborazioni internazionali sono già state impiegate in occasione di grandi eventi sportivi:

“Non c’è alcuna improvvisazione né violazione della sovranità nazionale. La sicurezza e l’ordine pubblico restano esclusiva responsabilità delle forze di polizia italiane”. Piantedosi ha illustrato anche le misure organizzative e di sicurezza predisposte per i Giochi: un dispositivo complessivo che prevede circa 6.000 unità di rinforzo delle forze di polizia, compresi specialisti antiterrorismo e personale per il controllo coordinato del territorio e dello spazio aereo. Ai piani operativi partecipano prefetture, Vigili del fuoco e strutture sanitarie, mentre il governo ha stanziato 30 milioni di euro per il 2025 a copertura delle esigenze straordinarie legate all’evento. Alle parole del ministro hanno fatto seguito le reazioni dell’opposizione. Il Partito democratico ha criticato la gestione della questione ICE, sottolineando il profilo politico dell’agenzia statunitense. “Dire che l’ICE non avrà compiti di ordine pubblico o sarà quasi invisibile significa non capire il problema”, ha scritto in una nota Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del Pd. “L’ICE è accusata negli Stati Uniti di violenze, operazioni paramilitari e soprusi contro civili, ed è uno strumento politico dell’amministrazione Trump. Accettarne la presenza non è una scelta tecnica ma politica”. La senatrice Pd Cristina Tajani ha definito l’informativa “tardiva e surreale”. “Il ministro ha fatto due torti: al Parlamento e all’opinione pubblica, liquidando la questione come se fosse una semplice preoccupazione, e alle forze dell’ordine italiane, paragonando impropriamente una collaborazione internazionale a un corpo che opera con modalità paramilitari e impunità”. La deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany, però, ha richiamato anche il precedente del periodo Covid, quando il governo Conte autorizzò l’ingresso dell’esercito russo in Italia senza chiarire le regole di ingaggio, a suo giudizio un vero caso di compressione della sovranità nazionale.