Aigi e Aepi sospendono le procedure di licenziamento collettivo avviate dalle imprese dell’indotto dell’ex Ilva, accogliendo l’invito del Governo arrivato durante il confronto a Palazzo Chigi. La sospensione dovrebbe durare almeno fino alla decisione della Corte d’Appello di Milano sulla vicenda dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La scelta rappresenta uno dei primi risultati concreti del tavolo presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha riunito Governo, enti territoriali, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali per affrontare la crisi dell’ex Ilva. “Era l’occasione per dimostrare realmente quando il sistema Paese si mette insieme”, ha spiegato il presidente di Aigi Nicola Convertino, definendo lo stop alle procedure “un atto in qualche modo di apertura”.

“Non era l’obiettivo licenziare”, ha aggiunto, spiegando che le imprese volevano soprattutto lanciare un “grido d’allarme” sulla situazione sociale e occupazionale di Taranto. Ora, secondo Convertino, “bisogna far sistema” con Governo e associazioni per evitare un’ulteriore destabilizzazione del territorio. Sulla stessa linea il presidente di Aepi Mino Dinoi, che ha parlato di un “clima di responsabilità” emerso dall’incontro. Le imprese associate, ha sottolineato, hanno investito per decenni nel proprio personale e saranno “le ultime a voler licenziare”, anche perché dovranno farsi trovare pronte per la realizzazione dei nuovi impianti dell’acciaio green e del Dri. Dinoi ha ricordato l’esperienza delle aziende in impianti analoghi realizzati in Europa, in particolare in Svezia e Germania, dicendosi fiducioso sulla possibilità di una soluzione della vertenza. Al centro del confronto di Palazzo Chigi anche la proposta di Mantovano di istituire un tavolo permanente sull’area di Taranto, per coordinare l’azione di Governo, istituzioni locali, imprese e sindacati e superare la frammentazione degli interventi. Il tavolo potrebbe essere convocato già nei prossimi giorni, anche per valutare le conseguenze occupazionali della decisione della magistratura. La linea del Governo resta quella della decarbonizzazione dell’ex Ilva attraverso forni elettrici alimentati a Dri. In caso di conferma della sospensione dell’area a caldo, l’esecutivo punta a intervenire su tre fronti: il futuro industriale e le gare in corso, le misure sociali per i lavoratori e la reindustrializzazione dell’area per assorbire eventuali esuberi dell’ex Ilva e dell’indotto. Da Regione e Comune di Taranto è arrivata intanto la richiesta di tradurre il confronto in misure concrete, a partire dalla tutela dell’occupazione e da nuovi investimenti. Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha chiesto il blocco delle procedure di licenziamento e il mantenimento di un polo siderurgico decarbonizzato, mentre il sindaco Pietro Bitetti ha sollecitato investimenti e strumenti per gestire gli esuberi.