Il reddito reale pro capite delle famiglie nei Paesi Ocse è aumentato dello 0,4% nel secondo trimestre del 2025, in accelerazione rispetto allo 0,1% del trimestre precedente. Anche il Pil reale pro-capite è cresciuto leggermente più rapidamente, dello 0,5%. Secondo i nuovi dati diffusi dall’Ocse, 12 dei 19 Paesi per cui sono disponibili i dati hanno registrato un miglioramento rispetto al trimestre precedente. Tra i Paesi del G7, il reddito reale delle famiglie è tornato a crescere in Germania e nel Regno Unito (entrambe +0,3%), dopo le contrazioni del primo trimestre. In Francia l’aumento è stato dello 0,3%, grazie alla stabilizzazione dei prezzi, mentre negli Stati Uniti e in Canada si sono registrati incrementi rispettivamente dello 0,6% e dello 0,2%. In Italia, il reddito reale pro capite delle famiglie è cresciuto dello 0,3% nel secondo trimestre, in calo rispetto allo 0,8% del trimestre precedente. La frenata, spiega l’Ocse, riflette in particolare una diminuzione delle retribuzioni dei dipendenti.

Il rallentamento dell’economia tedesca rappresenta un rischio diretto per l’Italia, con effetti potenzialmente rilevanti sull’export e sulla crescita nazionale. Oltre il 12% delle esportazioni manifatturiere italiane, pari a circa 78 miliardi di euro l’anno, è destinato al mercato tedesco e una contrazione del 2% della produzione industriale in Germania nei prossimi sei mesi potrebbe ridurre il pil italiano dello 0,3% e tagliare lo 0,7% delle esportazioni complessive, per un valore di circa 5,5 miliardi di euro. È quanto emerge da un paper del Centro studi di Unimpresa, secondo cui la maggiore tenuta dell’industria francese, sostenuta dai settori aerospaziale e automotive, potrà attenuare solo in parte l’impatto negativo, limitando la perdita di prodotto di circa 0,1 punti percentuali. Per il 2025 Unimpresa stima, nello scenario base, una crescita industriale italiana dello 0,3% mensile e un pil annuo del +0,8%, che potrebbe scendere al +0,5% nello scenario negativo.

Dalla Corte dei Conti un altro stop al Ponte sullo Stretto, dopo quello arrivato alla fine di ottobre, quando la magistratura contabile non aveva concesso il visto di legittimità alla delibera del Cipess sul piano economico-finanziario dell’opera. Ora, invece, il diniego è legato al visto di legittimità per il terzo atto aggiuntivo della Convenzione tra ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Stretto di Messina spa. La Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte “non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione – si legge in una nota della Corte -

A settembre 2025 si stima un miglioramento del clima di opinione dei consumatori (da 96,2 a 96,8) e un incremento marginale dell’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese (da 93,6 a 93,7). Lo rende noto l’Istat. Tra i consumatori, si evidenzia un complessivo miglioramento delle opinioni sulla situazione economica generale, sulla situazione corrente e su quella futura: il clima economico sale da 97,0 a 98,8, il clima corrente aumenta da 99,2 a 99,9 e il clima futuro cresce da 92,2 a 92,6; il clima personale rimane sostanzialmente stazionario (da 95,9 a 96,0). Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia aumenta nelle costruzioni e nei servizi di mercato (da 101,3 a 101,5 e da 95,1 a 95,6, rispettivamente) mentre rimane invariato nella manifattura (a 87,3) e diminuisce nel commercio al dettaglio (da 102,7 a 101,6).

Per la prima volta, il tasso di occupazione nel Mezzogiorno supera la soglia del 50%. Nel secondo trimestre 2025, secondo i dati diffusi dall’Istat il 12 settembre, l’indicatore si è attestato al 50,2% tra i 15 e i 64 anni, in crescita di un punto percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di un risultato storico, che segna un avanzamento significativo per un’area tradizionalmente caratterizzata da bassi livelli di partecipazione al mercato del lavoro. L’aumento riguarda soprattutto le donne, il cui tasso di occupazione è salito al 37,8%, e gli uomini, ora al 62,7%.

Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di settembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, evidenzia una variazione del -0,2% su base mensile e del +1,6% su base annua (come nel mese precedente). La stabilità del tasso d’inflazione sottende andamenti differenziati dei diversi aggregati di spesa: in rallentamento i prezzi degli Alimentari non lavorati (da +5,6% a +4,8%), in accelerazione quelli degli Alimentari lavorati (da +2,7% a +3,0%) e degli Energetici regolamentati (da +12,9% a +14,0%), a cui si aggiunge la ripresa dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -6,3% a -5,2%).

Pressione fiscale “paradisiaca” per le banche italiane. Nel 2024, gli istituti di credito del nostro Paese hanno realizzato 46,5 miliardi di euro di utili netti, a fronte dei quali hanno versato al fisco 11,2 miliardi. Ne deriva un tax rate effettivo – cioè il rapporto tra le imposte pagate e i profitti – pari al 24,2%. Nello stesso anno, il fatturato complessivo del comparto bancario è salito a 110,1 miliardi, con un margine d’interesse da attività di prestito pari a 64,4 miliardi.

Nel secondo trimestre 2025 l’occupazione in Italia continua a crescere, seppure in modo attenuato rispetto ai trimestri precedenti: gli occupati tra i 15 e i 64 anni raggiungono i 24,2 milioni, con un aumento di 226 mila unità rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione sale al 62,7%, sostenuto soprattutto dalla crescita tra le donne italiane e tra gli uomini stranieri. Il tasso di disoccupazione si attesta al 6,6%, in lieve calo rispetto allo stesso periodo dell’anno 2024. Emerge dal “Bollettino CNEL sul Mercato del Lavoro n. 3/2025”, terzo prodotto della collaborazione periodica tra CNEL e ISTAT, finalizzata a favorire e migliorare la diffusione delle statistiche pubbliche. Il bollettino n.3 è incentrato sui dati del secondo trimestre 2025 e focalizza l’attenzione sulla condizione occupazionale delle persone di età compresa tra i 50 e i 64 anni.

A maggio 2025 si stima, per le vendite al dettaglio, una diminuzione congiunturale sia in valore (-0,4%) che in volume (-0,5%). Sono in calo le vendite dei beni alimentari (-0,9% in valore e -1,2% in volume) mentre sono stazionarie quelle dei beni non alimentari. Lo rende noto l’Istat. Nel trimestre marzo-maggio 2025, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio sono in diminuzione dello 0,1% in valore e dello 0,5% in volume. Sono in aumento le vendite dei beni alimentari in valore (+0,4%) mentre diminuiscono quelle in volume (-0,4%); per le vendite dei beni non alimentari si registra un calo sia in valore sia in volume (rispettivamente -0,3% e -0,6%). Su base tendenziale, a maggio 2025, le vendite al dettaglio registrano una variazione positiva dell’1,3% in valore e un calo dello 0,3% in volume.








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