IN ITALIA PIU’ LAUREATI MA GLI STIPENDI DEGLI INSEGNANTI SONO ANCORA AL PALO
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- Redazione
In Italia cresce la quota di giovani con un titolo di studio avanzato, ma il sistema resta segnato da divari sociali e da un tasso di dispersione scolastica ancora elevato. Lo rileva il nuovo rapporto Education at a Glance 2025 dell’Ocse. Secondo i dati, nel 2024 il 17% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha conseguito una laurea magistrale o un titolo equivalente, in linea con la media OCSE (16%) e in aumento rispetto al 2019 (16%). In totale, il 31% dei giovani adulti italiani possiede un titolo universitario, contro una media Ocse del 48%. Sul fronte opposto, il tasso di dispersione scolastica in Italia è pari al 9,8%, cioè quasi un ragazzo su dieci tra i 18 e i 24 anni ha lasciato precocemente gli studi senza conseguire un diploma superiore.
Il dato, pur in calo rispetto al passato, resta una criticità strutturale. Il rapporto evidenzia inoltre il forte legame tra background familiare e risultati scolastici: soltanto il 20% dei giovani provenienti da famiglie senza diploma secondario riesce a raggiungere l’università, contro il 26% della media Ocse. Dal lato finanziario, la spesa pubblica per l’istruzione ha raggiunto il 4,3% del PIL nel 2022, in crescita rispetto al 3,9% del 2015, pur restando sotto la media Ocse (4,9%). Infine, il quadro del personale docente resta critico: il 59% degli insegnanti italiani della scuola secondaria ha più di 50 anni, a fronte del 39% nella media Ocse, con conseguenti difficoltà di ricambio generazionale. Per l’Ocse, l’Italia deve rafforzare l’equità e la qualità del sistema educativo, “riducendo la dispersione, sostenendo i giovani provenienti da contesti svantaggiati e migliorando la preparazione degli studenti lungo tutto il percorso formativo”. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, sottolinea che “nel 2024 vi è stata una significativa riduzione del tasso di dispersione scolastica, scesa al 9,8%, il che permette al nostro Paese di raggiungere il target Pnrr (10,2%) fissato dalla Commissione europea con due anni di anticipo. Inoltre, secondo le indagini dell’Invalsi, il tasso stimato per il 2025 è dell’8,3%. Ciò significa che abbiamo raggiunto con grande anticipo il target della Commissione europea per il 2030 del 9,0%". Critica però l’opposizione: per Elisabetta Piccolotti di Avs: “ancora una volta i dati smentiscono la propaganda del Governo. Secondo il report dal report Education at a glance 2025, mentre nei Paesi Ocse gli stipendi degli insegnanti crescono del +14,6% in dieci anni, in Italia sono crollati del -4,4%. Questo significa che mentre il mondo investe sulla scuola e sul futuro delle nuove generazioni, il nostro Paese continua a tagliare e mortificare chi ogni giorno garantisce istruzione, inclusione e crescita civile".





