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La visione umana è resa possibile da quattro pigmenti: uno dedicato alla visione monocromatica notturna e tre alla visione a colori diurna. Nel 2000 era stata descritta per la prima volta la struttura molecolare del pigmento visivo responsabile della visione monocromatica. Tuttavia, fino a oggi, era stato impossibile determinare la struttura dei pigmenti coinvolti nella percezione dei colori, che costituiscono la base della visione policromatica. Adesso, dopo 26 anni di ricerche, tre articoli, pubblicati sulla rivista “Science” il 24 giugno 2026, descrivono le strutture molecolari dei pigmenti visivi responsabili della percezione dei colori blu, verde e rosso, rivelando i meccanismi che permettono agli individui di distinguere le diverse tonalità cromatiche. Fra gli autori dei tre articoli figurano il professor Massimo Olivucci, docente del Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia (DBCF) dell’Università di Siena, e i ricercatori del suo gruppo di ricerca, il dottor Xuchun Yang (che è anche primo autore) e il dottor Filippo Sacchetta. Gli studi sono stati condotti nell’ambito di una collaborazione internazionale con il Nagoya Institute of Technology e la University of Tokyo. Spiega il professor Massimo Olivucci: “Il contributo del mio gruppo è stato quello di costruire, usando metodi di calcolo sviluppati anche nel nostro laboratorio, modelli quantistici dei pigmenti verde e rosso di un primate (Macaca fascicularis);
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Trasformare un rifiuto dannoso per la salute e l’ambiente, dandogli una seconda vita sostenibile in una nuova filiera produttiva. A rivelare questa opportunità è lo studio condotto sull’amianto da Lorenzo Squitieri, dottorando industriale dello spin-off Graftonica e nel gruppo di ricerca guidato da Roberto Simonutti (docente di Chimica Industriale presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali). I ricercatori, coordinati da Michele Mauri, ricercatore presso lo stesso Dipartimento, hanno dimostrato come l’amianto, materiale storicamente problematico, possa essere riutilizzato come componente utile alla produzione di bioplastiche più facilmente degradabili. In sintesi, grazie a trattamenti termici sviluppati dal gruppo di Giancarlo Capitani (docente di Mineralogia del Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra), l’amianto può essere trasformato in una polvere minerale sicura.
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Computer che potrebbero apprendere ed elaborare informazioni in modo più efficiente dal punto di vista energetico, ispirandosi al funzionamento del cervello umano. La notizia arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Electronics a cui hanno partecipato l’Università di Pisa, la Shanghai University, l’Università di Messina e l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) con il professore Andras Kis come coordinatore. “Il cervello umano riesce ad elaborare enormi quantità di informazioni consumando una frazione dell'energia richiesta dai sistemi di intelligenza artificiale – spiega Giuseppe Iannaccone, docente del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e autore dello studio - Una delle ragioni è che nel cervello i processi di memoria ed elaborazione sono strettamente integrati nelle stesse reti neurali. Nei computer, invece,
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Uno studio scientifico internazionale ha individuato una nuova possibile strategia per contrastare la malattia di Alzheimer, una delle principali cause di demenza nel mondo. La ricerca mostra che una molecola chiamata GHRH e un suo composto derivato, denominato MR-409, sono riusciti a ridurre alcuni dei principali danni associati alla patologia nei modelli sperimentali. L’Alzheimer colpisce milioni di persone e oggi le cure disponibili riescono soprattutto ad alleviare i sintomi, senza però fermarne davvero la progressione. Per questo motivo la comunità scientifica è impegnata nella ricerca di nuove terapie capaci di proteggere il cervello e rallentare il deterioramento cognitivo
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Le commissioni Occupazione e Sanità pubblica dell’Europarlamento hanno lanciato l’allarme sulla crescente carenza di personale sanitario nell’Unione europea. Nel rapporto approvato, gli eurodeputati chiedono una strategia comunitaria che permetta di aumentare di almeno un milione il numero di professionisti del settore tra il 2028 e il 2034, per garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari europei. Tra le misure proposte figurano borse di studio, programmi per attrarre più giovani verso le professioni sanitarie, cooperazione transfrontaliera e migliori condizioni di lavoro
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L’Ocse lancia l’allarme sull’economia globale “sotto pressione” per gli effetti del conflitto in Medio Oriente, tra shock energetico, inflazione in rialzo e crescita in rallentamento. Nel nuovo Economic Outlook, l’organizzazione con sede a Parigi prevede che la crescita mondiale passerà dal 3,4% del 2025 al 2,8% nel 2026, con un parziale recupero al 3,1% nel 2027 nello scenario considerato più favorevole. Secondo l’Ocse, le interruzioni nei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche del Golfo Persico hanno provocato un forte aumento dei prezzi di petrolio, gas e fertilizzanti, con ripercussioni sui costi industriali e alimentari in tutto il mondo.
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Docenti, ricercatori, dottorandi e tecnici del Politecnico di Torino sono stati impegnati in questi giorni nell’installazione della stazione permanente GNSS (Global Navigation Satellite System), comunemente nota come stazione GPS, alla Capanna Regina Margherita, sulla vetta del Monte Rosa. Situata a 4.556 metri di quota, l’infrastruttura è la stazione più alta d’Europa e unica nel suo genere per lo studio dell'evoluzione dei ghiacciai alpini e dei rischi naturali associati ai cambiamenti climatici. Consentirà di raccogliere dati continui in ambiente alpino estremo.
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Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro che i mitocondri non sono soltanto organelli deputati alla produzione di energia, ma veri e propri regolatori della risposta infiammatoria. Lo studio Mitochondrial calcium uptake drives organelle remodeling to promote inflammasome-dependent cytokine release, pubblicato sulla rivista «Cell Death & Differentiation», è stato condotto dalle dottoresse Gaia Gherardi e Francesca Spinelli, prime autrici del lavoro, e coordinato dal prof. Rosario Rizzuto del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova, in collaborazione con gruppi di ricerca dell’Ateneo patavino e di IRCCS San Raffaele di Milano e dell’Università di Cambridge (UK).
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Il gruppo di ricerca congiunto dell’Università di Ferrara e della Sezione INFN di Ferrara ricopre ruoli di rilievo tecnologico e di analisi all’interno della collaborazione internazionale DUNE, lavorando su due fronti principali. Il primo riguarda il Near Detector SAND, presso il Fermilab, in Illinois. In questo ambito, il team ferrarese si occupa delle attività di ricostruzione, simulazione e calibrazione del calorimetro elettromagnetico, l’ECAL, oltre che delle operazioni di smontaggio e montaggio del magnete. Il secondo riguarda il Far Detector HD, presso il SURF, in South Dakota. Qui il gruppo è responsabile della caratterizzazione e del controllo qualità dei fotorivelatori, i SiPM, componenti chiave per registrare la luce di scintillazione prodotta dall’interazione dei neutrini nell’argon liquido. “DUNE studierà un fascio di neutrini molto intenso, che viaggerà per circa 1.300 chilometri attraverso la crosta terrestre, dal Fermilab in Illinois fino al far detector in South Dakota”, spiega Tomassetti.





