Il gruppo di ricerca congiunto dell’Università di Ferrara e della Sezione INFN di Ferrara ricopre ruoli di rilievo tecnologico e di analisi all’interno della collaborazione internazionale DUNE, lavorando su due fronti principali. Il primo riguarda il Near Detector SAND, presso il Fermilab, in Illinois. In questo ambito, il team ferrarese si occupa delle attività di ricostruzione, simulazione e calibrazione del calorimetro elettromagnetico, l’ECAL, oltre che delle operazioni di smontaggio e montaggio del magnete. Il secondo riguarda il Far Detector HD, presso il SURF, in South Dakota. Qui il gruppo è responsabile della caratterizzazione e del controllo qualità dei fotorivelatori, i SiPM, componenti chiave per registrare la luce di scintillazione prodotta dall’interazione dei neutrini nell’argon liquido. “DUNE studierà un fascio di neutrini molto intenso, che viaggerà per circa 1.300 chilometri attraverso la crosta terrestre, dal Fermilab in Illinois fino al far detector in South Dakota”, spiega Tomassetti.

“Il gruppo di Ferrara contribuisce sia alle attività sul near detector sia allo sviluppo di componenti fondamentali per il far detector, in un lavoro che integra competenze di fisica, tecnologia, analisi dati e infrastrutture sperimentali”. L’attività scientifica a Lead rappresenta una tappa significativa di un lavoro di squadra che coinvolge docenti, giovani ricercatrici e ricercatori, tecnologi, tecniche e tecnici specializzati dell’Ateneo e dell’INFN. Oltre ai membri senior che hanno partecipato alla trasferta, il gruppo di Ferrara comprende le dottorande, i dottorandi e post-doc Anna Balboni, Riccardo D’Amico, Denise Casazza, Lorenzo Pierini, Christina Karagianni e Annalea Corallo, che nei prossimi anni saranno impegnati nelle operazioni di assemblaggio e installazione del Far Detector – Horizontal Drift, FD-HD, all’interno della caverna nord del SURF. Fanno inoltre parte del gruppo il dottor Marco Guarise, il professor Sebastiano Fabio Schifano, i dottori Mirco Andreotti, Angelo Cotta Ramusino, Alessandro Saputi, Federico Evangelisti e Ilaria Neri, il cui contributo tecnologico, informatico e di analisi è fondamentale per lo sviluppo dell’esperimento. “Apporre la nostra firma su quelle strutture e scendere subito dopo nei laboratori sotterranei ha avuto per noi un forte valore scientifico e simbolico”, commenta Tomassetti. “Il gruppo di Ferrara, dai docenti senior alle giovani ricercatrici e ai giovani ricercatori, fino al supporto tecnico e tecnologico dell’INFN e dell’Ateneo, è orgoglioso di contribuire in prima linea a questa impresa scientifica globale, che mira a rispondere a domande fondamentali sull’origine della materia e sull’evoluzione dell’universo”. L’Università di Ferrara e la Sezione INFN di Ferrara confermano così il proprio contributo a una delle grandi infrastrutture internazionali della fisica contemporanea, in una fase decisiva per la realizzazione dell’esperimento e per il futuro della ricerca sui neutrini.