Il Consiglio dei ministri ha approvato il 30 aprile la proroga del taglio delle accise sui carburanti per 21 giorni, invariato per il gasolio (20 centesimi al litro) e ridotto di 5 centesimi al litro per la benzina, e ha varato il nuovo atteso Piano casa. L’obiettivo, con quest’ultimo, è rendere disponibili “100mila abitazioni, tra case popolari e alloggi a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni", con fondi che possono arrivare “fino a 10 miliardi di euro, a cui si sommeranno gli investimenti privati”. Così ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa dopo il Cdm a Palazzo Chigi, al fianco del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che ha sottolineato come gli interventi di recupero di 60mila alloggi popolari – 17mila dei quali nella sola Lombardia – riguarderanno tutte le regioni italiane.

Lo prevedeva il Pniec, nell’ultima versione aggiornata: “L’Italia attuerà le politiche e misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi di riduzione di gas a effetto serra concordate a livello internazionale ed europeo. Per i settori coperti dal sistema di scambio quote EU ETS – innanzitutto il termoelettrico e l’industria energivora, contribuiranno il phase out dal carbone, programmato entro il 2025, come accennato nei limiti e sempreché siano per tempo realizzati gli impianti sostitutivi e le necessarie infrastrutture, e una significativa accelerazione delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nei processi di lavorazione”.

Il Documento di finanza pubblica 2026 presenta per gli enti territoriali un “quadro positivo”, che vede però un “trend di aggravamento”, ha dichiarato il sindaco di Novara e delegato Anci Alessandro Canelli il 27 aprile in audizione sul Dfp presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato, richiamando l’attenzione alla “contrazione degli investimenti locali a partire dal prossimo anno”, quando sarà terminato l’effetto del PNRR sui Comuni. “Nei prossimi anni i Comuni dovranno far fronte a molte spese nel sociale”, ha affermato, pur sottolineando che il governo “ha percepito l’aggravamento delle spese sociali e ha dato una mano sul tema dei minori presi in carico dopo sentenze di tribunale, la cui spesa è esplosa negli ultimi anni”.

 Il fattore economico emerge come una leva decisiva: infatti, tra coloro che non acquisteranno dolci pasquali (8%), oltre il 50% indica il prezzo elevato come principale motivo di rinuncia. Anche i budget risultano ben definiti: circa un terzo degli italiani (32%) è disposto a investire fino a 20 euro, un altro terzo (32%) tra 21 e 40 euro, mentre il 20% arriverà a una spesa compresa tra 41 e 60 euro. Di conseguenza, il timing di acquisto è fortemente legato alle promozioni e alla possibilità di risparmiare: il 17% dei consumatori acquista con largo anticipo, mentre il 66% concentra gli acquisti nelle ultime due settimane. Inoltre, il 63% sceglie il giorno dell’acquisto in base alle promozioni disponibili. Oltre a prezzo e promozioni, emerge con forza un elemento più emotivo: la sorpresa contenuta nell’uovo di Pasqua.

Nonostante l’imposizione dei dazi da parte dell’amministrazione statunitense, nel 2025 l’interscambio commerciale dell’Italia con il resto del mondo ha registrato un surplus pari a 50,7 miliardi di euro. Le esportazioni di beni in valore sono cresciute del 3,3 per cento, le importazioni del 3,1 per cento. È quanto emerge dalla quattordicesima edizione del “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2026” dell’Istat.

Con il raggiungimento del traguardo del 1.000 marchi iscritti al Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale “celebriamo la forza, il protagonismo e la diversificazione produttiva delle nostre imprese”, che operano oggi in una “fase complessa, probabilmente la più difficile congiuntura degli ultimi decenni”. Così ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio inviato all’evento “1000 marchi storici” il 15 aprile a Palazzo Piacentini, a Roma. “

Il conflitto in Iran riaccende l’allarme consumi e inflazione, e rischia di fermare il già debole recupero del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Con gli attuali livelli di prezzo di petrolio e gas, l’inflazione nel 2026 potrebbe tornare al +2,9%. Un balzo che di fatto azzererebbe l’aumento del reddito disponibile reale – che segnerebbe appena un +0,1%, – e cancellerebbe circa 3,9 miliardi di crescita prevista dei consumi, già soffocati dalla corsa dei costi incomprimibili, che ormai assorbono il 42% del bilancio delle famiglie. A stimarlo è CER per Confesercenti, in un approfondimento sull’impatto economico del conflitto sull’economia italiana. L’anno era iniziato con aspettative diverse:

Nel quarto trimestre del 2025 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% in termini tendenziali. Lo rende noto l’Istat. Il quarto trimestre del 2025 ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al quarto trimestre del 2024.

Nel 2025 il mercato italiano del giocattolo ha registrato una crescita del +6% a valore e del +8% in unità, segnando un ritorno in positivo dopo la fase di flessione dell’anno precedente. La ripresa è stata guidata da categorie specifiche, tra cui action figure collectibles, building sets e strategic trade card games. Nel contesto europeo, l’Italia si distingue come mercato particolarmente vivace, con incrementi superiori alla media continentale (+5% a valore e +4% in unità). La crescita è stata costante durante tutto l’anno, con picchi ad aprile in occasione della Pasqua, l’ultimo trimestre concentra il 47% del fatturato complessivo grazie alla spinta delle festività natalizie.








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